Ius Scholae: cos'è, cosa prevede e come  funziona adesso l'acquisizione della cittadinanza

Ius Scholae: cos'è, cosa prevede e come funziona adesso l'acquisizione della cittadinanza

In data 29.06.2022 è iniziata alla Camera la discussione generale della proposta di riforma dell’attuale legge sulla cittadinanza, che introduce il cosiddetto ius scholae. Nell’attesa di capire come si risolverà l’attuale crisi di Governo, cui il destino del provvedimento pare  verosimilmente legato, ne abbiamo parlato con l’avvocata di Aiaf Veneto Valentina Gatti.

 

Cosa prevede lo ius scholae?

A differenza delle precedenti proposte riguardanti il c.d. ius soli, ossia l’acquisizione automatica della cittadinanza per chiunque nasca in Italia (come ad esempio accade negli Stati Uniti d’America), lo ius scholae prevede lacquisizione della cittadinanza italiana da parte del minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età e che risieda legalmente in Italia, qualora abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è necessario aver concluso positivamente il corso medesimo.”

 

Come si acquista la cittadinanza ai sensi dello ius scholae?

La cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà, resa entro il compimento della maggiore età dell’interessato, da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore.
L’interessato può rinunciare alla cittadinanza acquisita, entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, purché in possesso di altra cittadinanza.
Se il genitore, invece, non ha trasmesso la dichiarazione di volontà, il figlio può richiedere la cittadinanza all’ufficiale di stato civile, sempre entro due anni dal compimento della maggiore età.

 

Cosa prevede la normativa attuale?

La legge di riferimento è la n. 91 del 1992, che si basa sul c.d. ius sanguinis, cioè la trasmissione della cittadinanza italiana da genitore a figlio. Lo ius soli, in base al quale la cittadinanza si acquisisce per il fatto di essere nati sul territorio dello Stato, è previsto raramente, per esempio nel caso di figlio di ignoti o di apolidi.
Acquista la cittadinanza anche il minore straniero adottato da un cittadino italiano e il figlio minore di un cittadino straniero che ha acquistato la cittadinanza italiana. Il coniuge straniero di un cittadino italiano acquista la cittadinanza quando risiede qui da almeno 2 anni dalla data di celebrazione del matrimonio o dopo 3 anni se risiede all’estero. I termini sono dimezzati se dall’unione è nata prole.
Uno straniero può ottenere la cittadinanza per naturalizzazione: può richiederla dopo 10 anni di residenza legale in Italia, ridotti a 5 anni per coloro cui è stato riconosciuto lo status di apolide o di rifugiato e a 4 anni per i cittadini di Paesi dell’Unione europea.
I figli di cittadini stranieri che nascono in Italia e vi risiedono ininterrottamente fino al compimento della maggiore età possono, entro un anno dal compimento dei 18 anni, dichiarare di voler acquisire la cittadinanza. I tempi burocratici per ottenerla, tuttavia, vanno dai tre ai quattro anni.

 

Quali sono i prossimi step della proposta di riforma?

Il testo in esame è stato presentato a marzo dal deputato Brescia del Movimento 5 Stelle ed è il risultato dell’unificazione di cinque proposte di legge sul tema, presentate dal 2018. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato la proposta di legge e così a fine giugno era stata fissata la discussione generale alla Camera, la quale è stata poi rinviata e calendarizzata per metà luglio, senza che venisse però fissata una data. L’attuale crisi di Governo rende impossibile, ad oggi, fare previsioni sul destino della proposta di legge. 

 

Quanti sono i potenziali soggetti coinvolti?

In base alle stime appena pubblicate dall’Istat, al 1° gennaio 2022 il numero di minori stranieri nel nostro Paese supera di poco il milione, pari all’11,5% della popolazione residente al di sotto dei 18 anni.

Secondo i dati dell’ultimo report del Ministero dell’Istruzione e relativi all’anno scolastico 2019/2020, gli alunni con cittadinanza straniera dalla scuola dell’infanzia alla secondaria sono 876.801, pari al 10% della popolazione scolastica, e per quasi due terzi (573.845) sono nati in Italia. Con lo ius scholae potenzialmente circa 300.000 ragazzini avrebbero diritto a diventare italiani.

 

Quali sono le argomentazioni a sostegno?

Nel parere favorevole al testo di riforma, reso dalla III Commissione permanente della Camera (Affari Esteri e Comunitari) è stato evidenziato che, a trent’anni di distanza dall’approvazione della legge n. 91 del 1992, è opportuno prendere atto delle profonde trasformazioni intervenute nella società italiana e aggiornare le norme in materia di cittadinanza secondo una prospettiva onnicomprensiva che ponga al centro la finalità dell’integrazione dei minori stranieri cresciuti in Italia e che abbiano studiato o studino in Italia, e ciò come parte di un percorso di prevenzione di marginalità ed esclusione sociale, che rappresentano il miglior terreno di coltura per fenomeni di grave insicurezza, come l’esperienza maturata da altri Paesi europei ha tragicamente dimostrato in anni recenti.
Inoltre, si è evidenziato che nel raffronto con i maggiori Paesi europei, l’Italia figura tra i Paesi più restrittivi quanto alla concessione della cittadinanza ai minori stranieri nati o cresciuti in Italia e che, a fronte di un approccio sulla materia da parte del legislatore italiano fin qui incentrato sulle questioni della sicurezza e dell’immigrazione, è opportuno che per l’acquisto della cittadinanza acquisti maggiore centralità il ruolo della scuola come potente fattore di integrazione e, dunque, il nesso genuino con il nostro Paese fondato sulla condivisione del patrimonio culturale e linguistico italiano.

Quali sono le argomentazioni contrarie?

Gli oppositori della riforma contestano che lo ius scholae introduca criteri troppo generosi per la cittadinanza, perché consentirebbe a chiunque di ottenerla per il sol fatto di aver frequentato cinque anni di scuola, anche senza aver concluso il ciclo di studi e quindi senza alcuna verifica circa l’apprendimento della lingua italiana. Sono stati dunque presentati numerosissimi emendamenti che cercano di inserire requisiti più stringenti legati al rendimento scolastico.
Inoltre, c’è chi ha rilevato che consentire che uno solo dei genitori possa presentare la dichiarazione di volontà per far ottenere la cittadinanza italiana al figlio minore si pone in contrasto con il principio della parità genitoriale, in quanto il nostro ordinamento prevede la responsabilità di entrambi i genitori per gran parte degli atti che riguardano il minore (iscrizione a scuola, anagrafe). Il minore, inoltre, in base al testo proposto, non è per nulla coinvolto in questa importante scelta, non avendo alcuna possibilità di esprimersi a riguardo, ma potendo solo rinunciarvi una volta compiuta la maggiore età.