Cass. civ., ord. 663/2022: contenuto e limiti degli accordi negoziali per regolamentare il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio

Cass. civ., ord. 663/2022: contenuto e limiti degli accordi negoziali per regolamentare il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio

Con l’ordinanza in oggetto, la Suprema Corte affronta il tema della validità degli accordi privati finalizzati a regolamentare le modalità di mantenimento dei figli nati da genitori non coniugati.

Nel caso in esame, in forza di un accordo negoziale intervenuto tra i genitori, il padre aveva trasferito al figlio la proprietà di un immobile del valore di oltre 120.000 euro, ottenendo così l’esonero da ulteriori obblighi di contribuzione periodici, salva la partecipazione a spese scolastiche e di abbigliamento.

Nonostante l’accordo raggiunto, la madre si è in seguito rivolta al Tribunale, chiedendo il riconoscimento di un assegno di mantenimento in favore del figlio. All’esito del secondo grado di giudizio, la Corte d’appello di Catanzaro ha stabilito in capo al padre un contributo al mantenimento mensile pari a 250,00 euro, ritenendo che l’accordo negoziale fosse inefficace in assenza di un controllo giudiziario e che il trasferimento di proprietà, seppur di consistente valore economico, fosse insufficiente a risolvere le maggiori necessità del minore, ormai in età adolescenziale.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del padre, correggendo tuttavia la motivazione della Corte d’appello.

Ha così affermato che, in tema di mantenimento dei figli nati da genitori non coniugati, anche un accordo negoziale intervenuto tra gli stessi genitori al fine di disciplinare le modalità di contribuzione ai bisogni e alle necessità dei figli è considerato valido e pienamente lecito, in quanto espressione dell’autonomia privata, senza che vi sia necessità di un’omologazione o di un controllo giudiziale preventivo.

Tuttavia, l’autonomia privata dei genitori incontra un limite, ovvero l’effettiva rispondenza delle pattuizioni assunte all’interesse morale e materiale della prole. L’esistenza dell’accordo pertanto non preclude al Giudice, che sia chiamato a valutarne la rispondenza all’interesse del figli e che lo reputi insufficiente o inidoneo allo scopo, di integrarlo e/o modificarlo.

 

663 2022 Cassazione